9^ Aosta Charvensod Becca di Nona Charvensod 2010 PDF Stampa E-mail
Scritto da Giorgio Pesenti   
Mercoledì 08 Settembre 2010 15:08

9^ Edizione Aosta Becca di Nona Charversod.
Vittoria in volata di Emanuela alla Becca di Nona,
 2^ la coriacea e brava Raffaella Miravalle.
Nei maschi, successo, titolo e record della gara
per il Friulano Tadei Pivk.
Emanuela Brizio, già un 2010 superlativo!
Oltre al titolo iridato di ultraskymarathon al Kima,
è campionessa Italiana 2010
di skyrunning, specialità combinata.
E con, i titoli di coppia e a staffetta,
inserisce nella bacheca un fantastico tris azzurro.
Inoltre si laurea campionessa sociale della Valetudo rosa.


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Domenica 5 settembre 2010. Questa nona edizione della Becca di Nona, per la Valetudo skyrunning Italia, è iniziata in discesa già da sabato pomeriggio 4 settembre; mentre percorrevo l’autostrada in direzione Aosta, lo squillo del mio cellulare mi ha avvisato che era arrivato un messaggio. Chiedo a Manu di leggere la info, e subito sento urlare: “Evviva, brava Ceci , ha vinto il Ben Nevis”. Tanto eravamo contenti, per molte volte, siamo saltati sul sedile del mio Caddy, abbiamo fatto veramente festa, mancava solo lo champagne o meglio ancora il brut Bergamasco della Valcalepio. Arriva un altro messaggio, stavolta è Marino Giacometti presidente ISF che ci avvisa del successo di Ceci, rispondiamo a Marino: “Grazie della info, ma abbiamo già esultato!. Tra un festeggiamento e l’altro, meno male che avevamo il navigatore puntato su Charvensod altrimenti ci ritrovavamo al traforo del monte Bianco. Queste belle performance di Cecilia, per noi della Valetudo, non sono una sorpresa ma solo un’ottima conferma del valore della mamma volante di Borgomanero. Arrivati al centro sportivo di Charvensod, sede del breefing e zona d’arrivo, con piacere, abbiamo notato che gli sforzi degli organizzatori sono stati ripagati da una start list di livello internazionale e la presentazione della gara ha alzato il sipario su questa penultima prova del circuito internazionale mountain running. In zona Cesarini, per problemi organizzativi della Brenta skymarathon, questa Becca di Nona era pure valevole come marathon del campionato Italiano di combinata per cui anche prova del campionato sociale Valetudo skyrunning Italia e rosa. Mottini e company, sono stati cosi’ bravi, che il meteo ha offerto una giornata serena, luminosa e con una temperatura estiva,  questo riscontro meteorologico positivo, ha favorito l’afflusso sulla Becca, del pubblico montanaro Valdostano delle grandi occasioni. La partenza degli oltre duecento atleti della Becca è avvenuta dalla piazza del comune di Aosta alle ore 09.00 esatte e dopo il primo tratto pianeggiante di un chilometro i runners hanno iniziato l’ascesa verso il cielo Valdostano. La gara sostanzialmente è vissuta su due duelli sportivi, nelle dame l’aquila Emanuela Brizio ha dovuto vedersela con l’indomabile guardiaparco Raffaella Miravalle, mentre nei camosci, il plurivincitore della gara Dennis Brunod è stato subito impensierito dal Friulano dell’Aldo Moro di Paluzza Tadei Pivk. La race è entrata nel vivo verso quota duemila metri, nella gara in rosa, Emanuela Brizio ha accusato un po’ di stanchezza dovuta all’accumulo di fatica nelle due interminabili gare mondiali precedenti: L’ultraskymarathon iridata del Kima e la Red Rock, prova trials Italiana delle World Seris ISF. Le discese delle prove sopra descritte hanno causato a super Manu una risentimento muscolare che ha appesantito i suoi quadricipiti rendendo la sua azione un po’ legnosa, il passo pesante dell’aquila Valetudo è andato a cozzare nella fresca forma fisica della Miravalle, la quale senza pensarci due volte, ha soffiato a Manu il comando provvisorio della skyrace. Nei maschietti il dominatore della scalata è stato Brunod, Dennis corridore del cielo di casa, è transitato in vetta, a fianco della statua della Madonna della Becca, in perfetta solitudine, accompagnato dal suo tempo cronometrico di h. 1 55’27” 2° Tadei Pivk 1 55’40”, 3° Il Bruntinese di Villa d’Almè Gotti Paolo, 4° Zerboni Daniele e 5° lo Spagnolo Oscar Casal. Sul gpm rosa la Miravalle precede l’aquila Emanuela di una manciata di secondi, la guardiaparco Raffaella, visto le difficoltà fisiche della Brizio nazionale, affronta a tutta, il primo tratto di discesa e con questo gesto atletico riesce a svignarsela infliggendo a Emanuela un distacco di un minuto. Nella gara azzurra succede il ribaltone, il Friulano Tadei Pivk ingrana una marcia irresistibile e le sue lunghe leve macinano una velocità da gran prix di formula uno e in un batter di ciclio guadagna cinquanta secondi sul favorito della race Dennis Brunod. Nel finale Pivk rallenta un pochetto, causa la comparsa di alcune vesciche ai piedi, ma il fresco campione Italiano di combinata 2010, stringe i denti, e festoso, con in mano le bandiere dell’Italia e della regione autonoma della Valle d’Aosta taglia il traguardo con il nuovo record della gara di h. 2 47’31”, 2° Dennis Brunod del gruppo sportivo Esercito che termina la sua fatica con l’ottimo tempo di 2’ 48’13”, 3° Gotti Paolo 2 59’26”, 7° un altro Paolo Bergamasco, Rinaldi in 3 08’22” Gav Vertova. Nella prova rosa Emanuela Brizio preleva dal suo bagaglio tecnico una determinazione d’acciaio e chilometro dopo chilometro riesce a rientrare in scia sulla Miravalle. Gli ultimi due chilometri vedono Manu a pochi centimetri dalla degna avversaria, la quale, piazzando di tanto in tanto qualche affondo, tenta di scrollarsi dalla sua scia la pericolosa compagnia della campionessa mondiale di ultraskymarathon. Nell’ultima curva, prima dei due brevi rettilinei finali, super Manu riesce ad agganciare definitivamente la fuggitiva e ognuna con una bandiera tra le mani, si sono immesse nell’ultimo rettilineo per disputare la volata finale. Il numeroso pubblico presente ha assistito ad un capolavoro di skyrunning rosa e tutti si sono entusiasmati sino all’inverosimile con un applauso prolungato di cinque minuti. A venti metri dalla linea d’arrivo, ho visto Emanuela caricarsi come una tigre, e in poche falcate è riuscita a guadagnare quel prezioso secondo che, come ha commentato lo speaker Gaden, consegna definitivamente l’aquila Manu nella storia assoluta dello skyrunning mondiale. Dopo quasi mezza giornata di stress sportivo, le due eccezionali interpreti rosa della nona Becca si dividono per un secondo, per Emanuela Brizio il tempo finale risulta di h. 3 29’13” e per Miravalle Raffaella 3 29'14"; un millesimo di secondo dopo aver tagliato l’arrivo, si sono accasciate a terra stremate, con il cuore che pulsava a mille. E dopo aver immagazzinato qualche preziosa boccata d’ossigeno, le due regine della Becca di Nona, si sono strette in un abbraccio amichevole e di reciproca ammirazione. Questa esaltante scena d’arrivo ha fatto venire la pelle d’oca a tutti i presenti e qualcuno è andato a casa con le mani tutte spellate per il surriscaldamento dovuto al prolungato applauso. Il podio femminile è stato completato con l’arrivo della Spagnola Picas Albets Nuria in h.3 39’09”, 4^ Romanin Paola, 5^ Buzzoni Lisa. Per completare il risultato delle aquile Valetudo buone le prestazioni di Tarantola Salvatore 27° e Boaglio Lelio 39°. La gara Valdostana comprendeva anche la sola scalata alla Becca di Nona, il primo a fermarsi in vetta è stato il Transalpino Jeronne Bosch in h. 1 56’50”, 2° il forte Valsesiano De Albertis Lorenzo in 2 00’01”, 3° lo Svizzero Marcel Marti. Nella scalata rosa 1^ l’atleta Ornella Bosco h. 2 17’ 02”, 2^ Perico Enrica 2 24’36”, ottimo la sesta piazza di Plavan Marina. Prima delle premiazioni, la proloco di Charvensod, ci ha servito un’ottimo pranzo, consumato all’aria aperta in sintonia con la splendida giornata di sole e con la vista della montagna che ha fatto sudare sette camice ai runner del cielo. Alle 15.00 la tenso-struttura del centro sportivo di Plan Felinaz ha raccolto atleti, accompagnatori e appassionati per il sacrosanto rito delle premiazioni. Per i piu’ lesti, gli organizzatori hanno elargito, ricchissimi premi, dopo i top running sono stati premiati anche i podisti della prova non competitiva intitolata a Martine Cuk. La parte finale, di questo ultimo atto celebrativo, ha sancito l’incoronazione dei due campioni Italiani di skyrunning di combinata, la regina Emanuela e il rè Tadei Piuk. Termino proclamando Emanuela Brizio campionessa sociale Valetudo skyrunning rosa, by Mandala tour, invece per la classifica finale delle aquile Valetudo Italia bisogna attendere l’ultima prova di domenica 12 settembre nella terra martoriata dell’Aquila. 
Giorgio

             

 
Skyrace della Rosetta 2010 PDF Stampa E-mail
Scritto da Giorgio Pesenti   
Mercoledì 08 Settembre 2010 13:48

 

Gil Pintarelli e Raffaella Rossi
dominano in Val Gerola.
Cassi Claudio 2°,
4^ e 5^ Ester Scotti e Miori Giulia.

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World Series 2010, che risultati! PDF Stampa E-mail
Scritto da Giorgio Pesenti   
Martedì 07 Settembre 2010 21:27

Un capolavoro delle aquile rosa Valetudo.
Nella classifica provvisoria del campionato
del mondo di skyrunning World Series 2010
1^ Mora Cecilia, 2^ Brizio Emanuela.

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Ben Nevis Race 2010 PDF Stampa E-mail
Scritto da Giorgio Pesenti   
Martedì 07 Settembre 2010 20:54

Carmela: Ho assistito a un grande evento sportivo
e ad una grande vittoria di un’atleta italiana
che ha realizzato un sogno:
vincere una gara mondiale in Scozia.
Mai un italiano vi era riuscito.
Giorgio aggiunge: Onore alle aquile della Valetudo!


Sabato 4 settembre 2010
14 KM 1400 mt dislivello +

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E’ sabato 4 settembre, alle ore 13.00 parte la 51° edizione della gara più popolare della Gran Bretagna, la Ben Nevis Race, valida quale prova di campionato del mondo di sky running.  Cecilia Mora, la piccola– grande donna  delle sky marathon e campionessa mondiale 2009 di ultratrail, iscrive il suo nome sull’albo d’oro della gara e consegna agli scozzesi una grossa eredità. E’ lei la campionessa femminile. E’ lei che gli scozzesi festeggeranno a suon di cornamuse.

Il viaggio per noi inizia quando, io e Cecilia,  partiamo dall’aeroporto di Malpensa e  cerchiamo di fantasticare sul  cosa ci aspetta. Il nostro viaggio sarà un avventura incredibile, tra le  infinite lande scozzesi, famose per essere sempre governate da una leggera nebbiolina. Cecilia è serena, come sempre, non si aspetta nulla, tanto meno una vittoria di questa gara, io le sto a fianco quasi  a proteggerla, il mio compito è quello di accompagnarla e  di guidarla sino a Fort William, il paesino dove si svolgerà la “Race”.

Guidare una macchina per le strade della Scozia è il mio primo grosso problema.  A differenza dell’Italia con il volante a sinistra e circolazione a destra, nei paesi  britannici è tutto il contrario! Devo allenare subito il cervello, abituando  la parte sinistra agli automatismi del cambio e della direzione di marcia.

Il viaggio verso Fort William è lungo, ci concediamo alcune soste “turistiche”.  La prima è per le foto al ponte “Forth Bridge”, un ponte ferroviario a sbalzo,  a  lungo considerato una meraviglia dell'era industriale, inserito  dal governo britannico alla lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.  Il ponte è considerato ancora oggi un capolavoro di ingegneristica. È lungo 2,5 km e si eleva a 46 m sul livello del mare; unisce la capitale della Scozia, Edimburgo, con la regione del Fife a nord e rappresenta una delle arterie principali tra il nord-est e il sudest del Paese.

Durante il nostro viaggio, simpaticamente cerchiamo di contare l’incredibile quantità di pecore dal caratteristico musetto nero.  Ferme e immobili sul prato, sembrano statue, in posa per le foto dei turisti. Con lo sguardo e la fotocamera, cerchiamo di catturare più possibile di ciò per cui è famoso e caratteristico questo stato, come le mucche! Chi non le ha mai viste dal vivo potrebbe rimanere stupito da questi animali con i peli lunghi. Sono scozzesi e sono abituate a temperature molto basse, anche di 40° sotto zero. Vivono infatti tutto l'anno fuori dalle stalle. Alcuni le allevano anche sulle nostre Dolomiti. La cosa buffa è proprio il loro aspetto.

Arriviamo a Fort William nel tardo pomeriggio. Questo paese  è il centro abitato più grande della regione delle Highlands occidentali in Scozia,  a pochi chilometri dal Ben Nevis, la montagna più alta di tutta la Gran Bretagna,  dove si tiene da oltre 50 anni la competizione di corsa. Fort William è anche un importante centro turistico, essendo situato non lontano da famosi luoghi turistici come il Loch Ness, conosciuto per essere la sede della leggenda del mostro di LOCHNESS.

La ragione per cui siamo qui è la gara: Ben Nevis Race. Questa montagna,  chiamata dai locali semplicemente The Ben, secondo le stime, in un anno attrae circa 100.000 scalatori.  Per gli scalatori e gli appassionati l'attrazione principale si trova a una quota di 700 metri, e sono le pareti verticali del lato nord; vi sono fra le pareti più alte del Regno Unito, con arrampicate e percorsi di ogni difficoltà,  oltre che  le più importanti vie per scalata su ghiaccio dello stato. La sommità del Ben Nevis è  posta a 1.344 metri sul livello del mare, conserva ancora le rovine di un osservatorio che fu utilizzato stabilmente dal 1883 al 1904.

La prima scalata del Ben Nevis di cui si hanno notizie risale al 17 agosto del 1771, mentre ufficialmente la storia della corsa al Ben Nevis inizia nel 1895. William Swan, un barbiere di Fort William, fece il primo record il 27 settembre di quell'anno, quando corse dal vecchio ufficio postale di Fort William fino alla vetta, e ritorno, in 2 ore e 41 minuti. 
Negli anni seguenti ci furono alcuni miglioramenti del record di William, ma la prima competizione agonistica, secondo le regole della Scottish Amateur Athletic Association, si tenne il 3 giugno del 1898. Parteciparono dieci concorrenti, che partirono dal Lochiel Arms Hotel di Banavie; il vincitore fu il ventunenne guardiacaccia Hugh Kennedy, che, per coincidenza, terminò il giro impiegando lo stesso tempo di William, 2 ore e 41 minuti. Fino al 1903 si tennero delle periodiche competizioni, finché l'osservatorio posto sulla cima venne chiuso. In quell’anno ci furono due distinte gare, una di sola salita e una di salita e discesa, entrambe vennero vinte da Ewen MacKenzie, che lavorava per l'osservatorio.  Nella seconda, con partenza e arrivo dal nuovo ufficio postale di Fort William, MacKenzie riuscì a battere il record con un tempo di 2 ore e 10 minuti, che resistette per 34 anni.

La Ben Nevis Race riprese nel 1937; nella forma attuale si tiene il primo sabato di settembre ogni anno ininterrottamente dal 1951, tranne nel 1980 quando la gara fu annullata; il numero di partecipanti è cresciuto nel tempo, dai 17 della prima edizione (di cui solo 4 classificati, gli altri indicati come “mislaid”, letteralmente “sperduti”!) fino ai 500 corridori di oggi, e in soli due giorni vengono chiuse le iscrizioni!  La gara parte e finisce presso il campo di football del CLAGGAN PARK di Fort William, con una lunghezza ufficiale di 16 km (10 miglia) e 1.340 metri di dislivello. Secondo il regolamento della gara risulta che: a  causa della pericolosità della montagna, la partecipazione è limitata solo a coloro che hanno completato precedentemente tre gare effettuate in montagna, e i corridori devono obbligatoriamente portare k-way, fischietto, berretto e guanti; chi non raggiunge  la vetta entro due ore è obbligato a tornare indietro.  I record, sia maschile che femminile, furono stabiliti nel 1984 da Kenneth Stuart e Pauline Haworth con i tempi, rispettivamente, di 1:25:34 e 1:43:25 e sono da allora imbattuti.  Sono record che hanno dell’incredibile, perché io stessa, dopo aver preso parte alla gara mi sono resa conto che sarà un impresa batterli. Le condizioni meteorologiche che quasi sempre si trovano e la tipologia del percorso non lasciano ampi margini di miglioramento per questi tempi.

Alla partenza, ore 13.00, al campo di Football c’è quanto di più tradizionale ci si aspetta dal folklore scozzese: una band di cornamuse ad allietare l’attesa, le vaschette depositate sul terreno,  con articoli tecnici che possono servire in gara in vendita e l’abbigliamento dei podisti consono alla gara, con pantaloncini e canottiera a riquadri rossi e neri, i colori dei clan come si addice ai  kilt scozzesi. Una miscellanea variopinta di colori e suoni che ci fanno sorridere per la semplicità e per il rispetto di questa race che nel 2010 celebra il suo 51° anno.  Mentre la sottoscritta filma e fotografa il tutto, Cecilia si appresta alla partenza, diligentemente già in prima fila. 

Dopo la partenza, fatti più di 3 km di percorso pressoché pianeggianti, iniziano le vere difficoltà: non tanto per il dislivello, ma per le pietre, l’erba scivolosa e il sentiero stretto, assolutamente non segnato. L’ultimo km  di ascesa è una scalata verticale utilizzando  mani e piedi.  Occorre prestare la massima attenzione a non scivolare all’indietro. Chi ha esperienza di questa gara si sceglie il percorso in maniera ideale, io invece, come altri insieme a me qui per la prima volta, mi sento imbranata, impaurita dalle pietre che arrivano rotolando dall’alto. Manca ancora parecchio alla cima per la sottoscritta, e vedo già scendere a rotta di collo i primi atleti, sembrano camosci  e penso che dopo toccherà anche a me! Questi primi  atleti scendono  a velocità folle, e mentre sono consapevole  che non ho speranza per  un mio inserimento tra le prime 5 donne in classifica, ne approfitto per fare delle foto.  Ed ecco Cecilia che sta scendendo, con il suo passo leggero, anche lei  vola sulle pietre, sorride, ci salutiamo e le dico di andare tranquilla, la seconda donna  passerà dopo parecchi minuti. In cuor mio sono sicura  che Cecilia vincerà alla grande. Lei, una piccola donna tra questi giganti del Ben Nevis.

Al mio  arrivo all’interno del campo di Football, tantissima gente ad applaudire tutti i corridori, lo speaker li nomina uno ad uno, con il relativo nome del Club di appartenenza. Cerco Cecilia con lo sguardo, e vedo di tutto: atleti fracassati alle caviglie, altri insanguinati per le cadute in discesa, altri distesi per minuti sull’erba, alcuni nell’ambulanza, tanti arrivano zoppicanti….. Io e Cecilia ci abbracciamo, lei la vincitrice non ha rischiato nulla in discesa, il suo nome verrà inciso insieme alle altre donne vincitrici della gara sulla storica coppa.  George, la mente organizzativa, si complimenta con  lei, invitandola per il prossimo anno.
 
La sera è il momento storico delle premiazioni ufficiali presso il Nevis Centre, una sorta di teatro che ci accoglierà sempre con la band di cornamuse. L’enfasi dello speaker urla a squarciagola tutti i nomi dei vincitori delle varie categorie e degli assoluti. Come nella pura tradizione di 50 anni di questa gara, anche i premi sono austeri e all’insegna della storia. Semplici targhe incise, con i nomi dell’albo d’oro. Quello che conta è che la Ben Nevis Race è la gara della Scozia, che non cambierà mai, perché non ci sono ristori lungo il percorso, né al traguardo se non semplice acqua, non ci sarà mai una maglia di finischer o  un grande premio in soldi. Solo un diploma per tutti con il tempo impiegato. Cecilia ha concluso la sua fatica in 1 ora 56 minuti, arrivando 46° assoluta su quasi 500. Questa verità sarà consegnata alla storia della Ben Nevis Race. Potrò dire: io c’ero, non importa se il mio tempo è di 2 ore e 33 minuti. Non importa quanto sono arrivata. Ho assistito ad un grande evento sportivo e ad una grande vittoria di un’atleta italiana che ha realizzato un sogno : vincere una gara mondiale in Scozia. Mai un italiano vi era riuscito.

Il mio compito non è ancora terminato, per ritornare in Italia devo guidare sino all’aeroporto di Edimburgo. Ormai non mi fa paura più niente, neanche tenere la sinistra e l’auto con la guida a destra. Italia aspettaci, ti riporto la piccola–grande donna che a pieno titolo merita di entrare nelle grandi dello sport italiano femminile!

Grazie Valetudo per aver dato la possibilità di portare un pezzo dell’ Italia a vincere in Scozia.

Carmela

 
Il dopo Pikes Peak 2010 PDF Stampa E-mail
Scritto da Giorgio Pesenti   
Giovedì 02 Settembre 2010 21:05

Americanate!
E si che! Cristoforo Colombo,
ha scoperto l’America.

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