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Valdigne 2010: un'anno dopo. PDF Stampa E-mail
Scritto da Giorgio Pesenti   
Mercoledì 14 Luglio 2010 15:46

Di Giuliana Arrigoni: è stato il mio primo trail,
e come il primo amore non si scorda mai!

 


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Credo che ognuno di noi sappia cosa si prova a tornare l’estate successiva nello stesso luogo dove l’anno prima aveva vissuto una vacanza indimenticabile: magari la prima vacanza di quando eri ragazzo, diversa dalle altre perché per la prima volta non esci più accompagnato da mamma e papà, non fai più i soliti quattro passi per prendere il gelato, ma è la prima vacanza che esci con gli amici, che passi ore davanti allo specchio a vestirti, svestirti e rivestirti, che vai a ballare, che fai tardi la notte e magari conosci quel “tipo” che ti fa battere il cuore forte forte, sudare le mani e arrossire le guance e per un anno intero, lungo lungo, non fai che pensare di ritornare lì per rincontrarlo.

Ecco queste sono state le mie emozioni nel tornare a Valdigne un anno dopo, Valdigne il mio primo trail, come il primo amore non si scorda mai.
 
Quando vivi un’avventura indimenticabile, hai paura che non si possa ripetere così intesa, così emozionante, hai paura di restare deluso, hai paura che il sogno svanisca.
Non è stato così, è stata un’avventura ancora più bella e la domenica pomeriggio, quando ormai era tutto finito, non avrei voluto lasciare Morgex … lunedì a Lecco ero come un automa, guardavo negli occhi le persone per capire se qualcuno di loro avesse provato un’emozione così grande: partire un sabato mattina, correre per 90 Km, da un sentiero all’altro, da una montagna all’altra, da un lago all’altro, prima con il sole, poi con la pioggia, poi la grandine, il buio, le stelle e … l’arrivo, tutto in 13 ore e 35 minuti. Cercavo negli sguardi della gente la conferma che sapessero cosa si prova quando mancano pochi Km al traguardo, quando vorresti che la corsa non finisse mai perché questa volta ce l’hai fatta, ma hai paura che un’altra volta non ci possa essere, hai paura che non ti ricapiti più nella tua vita, hai paura … di non innamorarti più.

Per quanto riguarda la gara se avevo qualche dubbio, adesso ho solo la certezza: il percorso che amo di più, che mi è più adatto è la salita, quella dura, quella ripida, quella che se alzi gli occhi e guardi la cima ti viene da “svenire” e pensi “ma devo andare fino là, questi sono pazzi”.

Sono arrivata a Courmayeur al 43° Km piuttosto affaticata, solo lo speaker più simpatico che ci sia mi ha trovato molto “fresca”. 
Sarà stata la sua battuta, sarà stato vedere il mio amico Roberto (Fluido) bello carico e ricordarmi di quello che mi aveva detto prima della partenza “che anche a costo di strisciare con i gomiti sarebbe arrivato alla fine”, ma quando sono ripartita, ho attaccato la salita al Col Licony 2.670 mt e la grandine ha cominciato a battere su di me, mai mi sono sentita così forte, tutta la stanchezza è svanita e avevo solo voglia di viaggiare.

Da lì in poi ho cominciato a pensare alla buona e fresca birra che mi sarei bevuta all’arrivo, basta acqua, basta sali, basta coca, solo una buona e fresca birra per festeggiare … e così è stato.

Potrei andare avanti e scrivere, scrivere, scrivere, ma vi annoierei.

Voglio solo ringraziare Valdigne e i suoi “abitanti” perché sono gli artefici di tanta felicità.

 

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