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Pikes Peak Colorado Usa 2010 PDF Stampa E-mail
Scritto da Giorgio Pesenti   
Mercoledì 25 Agosto 2010 23:09

55^ Pikes Peak 2010 Manitou Sprins
Your Colorado Usa
Veri Good! Aquile
Cecilia, Salvatore, Giordano
Italy Ok!........
Mora 2^, Tarantola 50° ( 4° over 40 ), Piffero 115°.

 

 


Le aquile Valetudo, di corsa, nel paese dove regna il simbolo dell’aquila, non potevamo mancare!... . E…. la nostra Ceci, da campionessa di ultra trail, nella terra dei pellerossa del Colorado, fà un’autentico colpaccio. Negli States, nel royal George Region, prima di appuntarti un pettorale alla canotta vogliono sapere chi sei e perché vuoi arrivare in cima al panettone del Pikes Peak. Gli organizzatori sono molto diffidenti ad accettare atleti stranieri, ma visionando il percorso, hanno tutta la facoltà di farlo e per questo risultano estremamente puntigliosi. Salire di corsa sul Pikes Peak a 4.300 mt. s.l.m. non è un affare sportivo alla portata di tutti i piedi.

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Questa 55^ skymarathon, a stelle e strisce, è iniziata alle 07.00 del  22 agosto, dal delizioso villaggio di Manitou Springs, questa definizione è data dal fatto che Manitou è un agglomerato urbano country e dal primo sguardo, risulta proprio, un villaggio in stile con i film western di qualche decennio fà o quelli raffigurati sulla rivista a fumetti di Tex. In effetti il River di Manitou, con le sue acque color ruggine, taglia a metà questa cittadina,  e ai tempi, queste miseri alloggiamenti servivano i ricercatori d’oro, i quali al mattino presto si posizionavano esattamente: Metà a destra e altrettanti alla sinistra, per spartirsi in ugual misura il metallo prezioso. Queste suggestive abitazioni, sono state fedelmente ristrutturate, rispettando esattamente il vecchio habitat, gli alloggi e i saloon, ora sono molto accoglienti e praticamente formano un museo a cielo aperto. Di fatto, i giardini di Manitou, sono arricchiti e impreziositi da: Vecchie diligenze e carrozze, rudimentali rasaerba, utensili per la ricerca dell’oro e materiale vario usato nel menage delle famiglie. Sulle pareti di queste leggendarie abitazioni sono stati dipinti, oltre ai guerrieri pellirossa, enormi pistoleri e cow boy, con a portata di mano, le leggendarie colt, naturalmente sopra i capelli di questi personaggi c’erano i famosi cappelli fabbricati da Stevenson.

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La partenza di questa skymarathon avviene nel cuore di Manitou Springs e dopo un miglio di asfalto si attacca il sentiero della foresta del Park Picks. In questo punto della sky le prime posizioni di gara, dei 715 partenti, erano saldamente in mano ai corridori Americani. Mentre, con estremo orgoglio Valetudiano, l’aquila Mora Cecilia guidava l’attacco al Pikes degli atleti Europei. Le nostre due aquile Tarantola Salvatore e Piffero Giordano tenevano alto la bandiera maschile della Valetudo e salivano sul montagnone intorno alla 100^ posizione. A metà percorso della salita, i corridori del cielo; qui sempre limpido ed azzurro, transitavano sui sentieri cari ai pellerossa, in questo luogo la race si è trasformata in un viaggio storico del vecchio West. Di conseguenza chi proiettava lo sguardo, e con un po’di sana immaginazione, tra le rocce rosse e la fitta vegetazione formata di pini, ed in alcuni punti da betulle, si poteva intravedere le sagome dei pellirossa a cavallo, inoltre proseguendo questo viaggio virtuale, pareva anche, di vedere i loro classici segnali di fumo; paragonabile alla posta e mail dei giorni nostri. Un quarantennio fà, quando la tv era ancora agli albori, e le trasmissioni non erano ancora evolute, noi adolescenti Bergamaschi, frequentavamo i cinema parrocchiali e di norma ogni 15 giorni ci passavano film Western, nelle scene, dove i pellerossa venivano osteggiati, dai soldati governativi, con forza brutale, venivano cacciati nelle riserve, e incoscentemente, il pubblico presente in sala urlava:” Arrivano i nostri”. Aimè!..., che distorsione della realtà realizzavano questi film, “i nostri” non erano i soldati, ma i fieri padroni di queste montagne. Mi sorge spontanea una domanda: Ma se questi pellerossa dello Pikes Peak, fossero stati in competition stamattina, cosa avrebbero combinato? Sono sicuro che questi guerrieri rossi, dopo una colazione a base di carne di bufalo; altro che barrette super energetiche e gel ultradigeribili, ci conciavano come le pelli dei loro vestiti.

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Le ultime tre miglia di questo affascinante tracciato è stato uno spettacolo a stelle e pietre, gli ultimi 500 mt. di dislivello è un continuo zig zag tra enormi pezzi di roccia rossastre, che formano delle sculture degne del piu’ bravo artista di questo pianeta. Qui madre natura, complice l’altura, ha preparato ai verticalisti, un conto molto salato, in effetti l’andatura degli atleti è risultata un po’ ciondolante. Al ristoro in vetta, tutti i partecipanti sono arrivati stremati dalla fatica e dalla calura. Cronometri Americani alla mano, sono svettati per primi sul Pikes i padroni di casa Matt Carpenter e Keri Nelson, mentre la nostra aquila pirata, Cecilia, guidava sempre l’arrembaggio, al primato della competition, degli atleti del vecchio Continente. Invece i nostri due aquilotti Salvatore e Giordano hanno iniziato la discesa in 120^ posizione. Dopo un centinaio di metri, per riprendere fiato e gambe, l’aquila Salvatore, ribattezzato all’Americana “ Tarantula-uomo ragno” ha iniziato lo show all’ingiu’. In queste skymarathon, cosi’ particolari e uniche al mondo, chi transita al comando in vetta, di solito mantiene il comando della gara fino sul filo di lana dell’arrivo, per affrontare queste massacranti supersky, è consigliato trascorrere lunghi periodi di allenamento in alta quota, e macinare un fagotto di chilometri, un esempio di allenamento: La traversata dei Pirenei del mitico Burgada Jornet, 800 km in 8 giorni per 42.000 mt. di dislivello positivo. Il camoscio pellerossa che per primo ha tagliato il traguardo è stato Matt Carpenter in h. 3 51’34”, 2° un’altro conterraneo Parker Daryn in 3 52’57”, 3° e 4° due Catalani, Jordi B. Ginestà in 3 54’26” e Jessed Hernandez, 5° un altro Americano Nick A Clark e 6° l’attuale leader World Series 2010, il Catalano Tofol B Castaner. Nella classifica rosa l’Americana Keri Nelson ha rotto il nastro d’arrivo fermando i cronometri sul tempo di h. 4 34’ 24”, 2^ la nostra Cecilia Mora in h. 4 51’49”, la super Ceci, novizia nel circuito World Series 2010, ha esaltato persino gli organizzatori del Colorado, questi gli hanno tributato una premiazione da vera star sportiva. Terza un’altra Americana Liam Megan Kimmel in  5 05’15”, 4^ la Catalana Laia Un Trias, 5^ la Nipponica Kambara Yuri. E il Tarantola, in discesa ci ha preso gusto e con un gesto atletico da vero stambecco Valsesiano, Americanizzato sul Pikes e a Denver, si è mangiato 70 posizioni, classificandosi 50° assoluto e 4° nella classifica over 40 in h. 5 22’15”. Salvatore dopo la gara ci ha confessato, con una lacrimuccia agli occhi, che questa sua performance la dedicava alla sua mamma, recentemente scomparsa.

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E il nostro Piffero, nonché segretario International, Oh!….. è andato di gran carriera, anche Gio, con qualche mese di apprendistato alle spalle, ha preso ormai le misure, e all’arrivo ha tagliato la 115^ posizione assoluta in h. 5 50’31”. Dopo l’arrivo, a tutti gli atleti che hanno concluso questa race, il personale dell’organizzazione, ha appeso al collo la preziosa medaglia celebrativa, tutti gli spettatori presenti, quando incrociavano i medagliati, porgevano un sentito inchino di omaggio. Hanno partecipato a questo avventuroso viaggio: Serena, Federico, figlio primogenito di Ceci e il sottoscritto che scrive. Ringrazio tutti e tre gli atleti, i due accompagnatori e in particolare il nostro Gio, che con il suo inglese da perfetto baronetto, ci ha pilotato in modo perfetto. Il sestetto by Valetudo, per poter risolvere alcuni problemi, a adottato il seguente motto: 7° Arrangiarsi, 8° Farla franca, 9^ Mangiarla; Tanta.
Alla prossima Giorgio                      
  

 

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