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Preparazione mentale PDF Stampa E-mail
Scritto da Giorgio Pesenti   
Sabato 05 Marzo 2011 23:01

Pensiero positivo o mental training.


Alla fatidica domanda riguardo quale parte del bicchiere si guardi più spesso, non tutti rispondono il "bicchiere mezzo pieno". Una buona parte della popolazione, infatti, tende a porre maggior attenzione al negativo ("bicchiere mezzo vuoto"). E succede che ciò che, inizialmente, sembra essere solo una predisposizione poi diventa inevitabilmente un'abitudine. E' proprio così, nella grande differenza interindividuale, c'è chi spontaneamente, aprendo la porta di una stanza sconosciuta (come la vita), guarda (o cerca) prevalentemente gli oggetti, gli arredi, le cose piacevoli e chi, invece, altrettanto naturalmente, guarda (o cerca) prevalentemente gli oggetti, gli arredi, le cose spiacevoli. Il perché di tale realtà è, certamente, radicato su dinamiche psicologiche complesse che, a seconda dei casi, poi trova conferme e/o disconferme nell'esperienza della quotidianità. Una verità ancor più importante è che in ogni individuo, senza alcuna ombra di dubbio, il positivo c'è. In alcune persone è chiaro, evidente ed in bella mostra, in altre è da ricercare con il lumicino, ma c'è. Il pensiero positivo, quindi, prima ancora di essere una tecnica di preparazione mentale, è una filosofia di vita. Senza tale approccio interiore, senza cioè ricercare il positivo esistente negli altri, è davvero difficile e quantomeno bizzarro utilizzare questa importante tecnica di mental training. Si cadrebbe, empaticamente, in contraddizione.

La bestia nera del mental training:
Dalla divina commedia. 
“L'invidia, la puttana che rovina tutti gli uomini e soprattutto quelli che vivono accanto ad un potente, la meretrice che non distoglie mai i suoi laidi occhi dalle corti imperiali, infiammò contro di me gli altri cortigiani”.  Così Pier della Vigna definisce l’invidia, la grande madre di ogni calunnia. Anche chi ha il coraggio di passare con indifferenza, con piglio severo e sprezzante nel bosco dei suicidi, non può sottrarsi dall’indugiare sull’invidia e la maldicenza. Ci sono famigliari queste meretrici, le portiamo impresse dentro di noi. Tutti siamo un poco invidiosi, nessuno non ha mai sciolto la propria lingua nel forno della gretta e pettegola diffamazione.
Cesare Ripa così descrive l’invidia: “Donna vecchia, brutta, il corpo asciutto, gli occhi biechi, scapigliata con le serpi al posto dei capelli. Le serpi mangeranno il proprio cuore che terrà tra le mani.” Un’ immagine eloquente. L’invidia è vecchia perché ha avuto lunga e antica inimicizia con la virtù. I serpi al posto dei capelli indicano i cattivi pensieri e il veleno che sparge e semina tra i mortali. Il male coltivato si ritorce sempre a danno di chi l’ha coltivato: ecco perché le serpi divorano il cuore dell’invidioso. E’ magra perché lentamente macera e consuma se medesima. In alcune immagini più tardive alla donna viene affiancato un cane, magro e famelico. Rappresenta il morso, la bramosia di mangiare il bene altrui, il vagabondare tra una porta e l’altra lasciando l’odore selvatico della cattiveria. L’invidia vende in abiti profumati il proprio cuore consumato dai vermi; toglie le vesti della rispettabilità agli altri e, lasciandoli nudi al ludibrio dell’altrui disprezzo, li spinge negli anfratti della solitudine, sugli scoscesi pendii della disperazione. Pier della Vigna ha scelto la via del suicidio ma qualcuno lo ha spinto in quel baratro. Se per il primo provo pietà ai secondi riservo la stessa pena degli ignavi: “di lor non ti curar ma guarda e passa”.
Giorgio

 

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