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SKYRUNNING,
CONOSCIAMO LA CORSA DEL CIELO
“Aspetti psicologici e fisiologici negli
sport di resistenza”
Dott.ssa Antonella Frecchiami
Psicologia dello sport
La psicologia dello sport è una branchia
relativamente giovane della psicologia. Le radici si ritrovano nel
periodo precedente la seconda guerra mondiale con i primi studi sul
movimento, in particolare sulle azioni, con scopi militari; solo dopo il
conflitto gli studi sul movimento si accostano allo sport e
all’educazione fisica. Poi si affrontano i temi classici della
psicologia che possono essere applicati allo sport: memoria, attenzione,
apprendimento, emozioni, … Ad oggi gli studi nello sport tendono ad
integrare sempre di più i campi di indagine della psicologia e della
neurofisiologia.
La psicologia dello sport che ha saputo
occuparsi già di una molteplicità di sport, sia da un punto di vista
sperimentale (studio) che applicativo (allenamento). Tale disciplina
porta ad una maggiore consapevolezza di sé e dell’ambiente che circonda
lo sport.
Lo skyrunning: uno sport di resistenza
E’ uno sport che richiede che l’attività venga
protratta a lungo nel tempo. Ciò richiede che l’apparato neuromuscolare
funzioni per tempi lunghi ad elevata intensità. Il protrarsi dello
sforzo fisico produce:
·
crisi dei sistemi energetici
(esaurimento delle riserve di glicogeno muscolare ed epatico);
·
aumento della temperatura corporea e
muscolare che porta alla progressiva disidratazione dell’organismo;
·
accumulo di acido lattico e di tossine
all’interno delle fibre muscolari;
·
cambiamento rapido di uso delle fibre
muscolari in salita e in discesa.
L’atleta, oltre a questi fattori fisiologici,
sperimenta una lunga permanenza nell’ambiente di gara a fronte di un
basso controllo su di esso, per cui deve fronteggiare:
·
mantenimento a lungo dell’attenzione,
·
capacità di gestione del dolore,
·
capacità di gestione dell’ansia (legata
sia alla prestazione che a particolari condizioni dell’ambiente);
inoltre, per fronteggiare un ulteriore fattore
critico, è necessaria:
·
capacità di gestione della
tattica/strategia di gara, anche in base al ritmo imposto o da imporre
agli avversari.
Ma l’atleta di resistenza, per poter
raggiungere risultati d’eccellenza, richiede qualità psicologiche
presenti da molto prima, che gli permettono di dedicarsi per anni ad
allenamenti molto duri:
·
motivazione
·
capacità di gestione dello stress
·
concentrazione
L’ambiente montano e la quota
Cosa si intende per quota? E’ stata attuata una suddivisione basata su
criteri biologici e fisiologici:
BASSA QUOTA da 0 a 1800m s.l.m.
MEDIA QUOTA da 1800 a
3000m s.l.m.
ALTA QUOTA da 3000 a 5500m
s.l.m.
ALTISSIMA sopra i 5500m
s.l.m.
In altura si ha una diminuzione della
pressione atmosferica a cui consegue una diminuzione della pressione
parziale di ossigeno nell’aria (IPOSSIA). Tale situazione determina: in
acuto (1h-1 giorno) degli aggiustamenti come aumento della
ventilazione e aumento della frequenza cardiaca; in seguito (1
settimana-1 mese) una acclimatazione con adattamenti fisiologici che
persistono una volta ritornati in pianura. A lungo termine (Life
long) la Malattia di Monge caratterizzata da intensa desaturazione del
sangue (viso colore rosso-cupo, gonfio), aumento dei globuli rossi,
aumento del volume ematico e della viscosità. Clinicamente dispnea ed
enfisema.
Inoltre si riscontrano problemi legati al
freddo, riduzione della temperatura (circa 1°C ogni 150mt) ed all'azione
del vento, e agli effetti dei raggi UV.
Il fattore mentale
Il fattore mentale nello sport è ciò
che permette all’atleta di far fronte attivamente alle “crisi” e alle
difficoltà, sia in competizione che in allenamento. Nel fattore mentale
si riconoscono 2 componenti che interagiscono: la personalità
dell’atleta e le abilità mentali specifiche.
Le prime sono caratteristiche generali,
presenti nella persona in contesti anche molto diversi fra loro e sono
difficilmente modificabili con l’apprendimento, hanno a che fare con la
gestione dello sport e -in un certo senso- determinano la scelta dello
sport; le abilità mentali specifiche si riferiscono nello specifico alla
prestazione atletica e si possono apprendere attraverso training di
allenamento, al pari di altre abilità atletiche.
Aspetti di personalità
In psicologia dello sport “personalità” si usa
in accezione semplice, per cui si intendono le modalità di una persona
di mettersi in relazione con sé, con i simili, con il mondo.
Ricerche effettuate con atleti praticanti
sport di resistenza hanno messo in evidenze tratti di personalità
generalizzabili come “personalità resistente”, le cui caratteristiche
sono:
·
ottimismo
·
autostima
·
tolleranza alla frustrazione
·
commitment (capacità di esprimere
elevati livelli di autodisciplina e impegno)
Non sono tratti esclusivi degli atleti
resistenti, ma ne descrivono bene la personalità.
E’ difficile incidere su di esse e
ristrutturarle a favore della prestazione.
Abilità mentali e allenamento mentale
Sulle abilità mentali invece possibile agire
in maniera sistematica e potenziarle attraverso l’allenamento mentale.
Se nell’allenamento fisico si ripetono dei carichi di lavoro al fine di
provocare cambiamenti strutturali e biochimici nella fibra muscolare e
nei sistemi centrali, nell’allenamento mentale si ripetono stimoli di
natura emotiva, cognitiva ed ideomotoria al fine di sviluppare le
abilità mentali specifiche per aumentare il rendimento e ottimizzare la
prestazione.
Le principali abilità mentali specifiche
coinvolte negli sport di resistenza sono:
·
gestione della risposta allo stress
acuto e cronico,
·
gestione dell’affaticamento in gara e
in allenamento
·
controllo del dolore atletico
·
gestione dell’ansia pre-gara
·
capacità di fronteggiare mentalmente le
crisi metaboliche
·
diminuzione del consumo metabolico
attraverso il rilassamento dinamico
·
controllo del ritmo motorio
·
accelerazione del recupero organico per
via immaginativa
·
adattamento immediato a diversi schemi
motori ciclici
·
gestione dei problemi legati al jet-lag
e alla mancanza di sonno.
Una volta scelto il tipo di allenamento
mentale specifico per l’atleta, si può stendere un programma e seguirlo
con cadenza regolare, proprio come un allenamento atletico.
Pur non essendo possibile improvvisare un
allenamento mentale, serve la competenza di uno psicologo dello sport
esperto in materia o meglio ancora la collaborazione fra psicologo dello
sport-medico sportivo-tecnico, è possibile individuare un programma di
allenamento mentale in 5 fasi:
1ª fase - raccolta dei dati e disegno del
profilo della prestazione -
2ª fase - misurazione del livello iniziale
delle abilità mentali considerate -
3ª fase - allenamento a “secco” -
4ª fase - applicazione delle abilità durante
l’allenamento atletico e la gara -
5ª fase - re-test, valutazione di efficacia ed
efficienza, monitoraggio degli apprendimenti -
Il Peak Performance Project
dell’FSA
Ricerche
condotte dal Peak Performance Project, la divisione scientifica
della FSA, hanno prodotto risultati interessanti che costituiscono
un'importante banca dati per future applicazioni. Tali ricerche si sono
svolte in collaborazione con: American College of Sports Medicine; Casa
di Cura S Maria (Castellana); Centre Médical Universitaire (Ginevra);
Istituto Scientifico H San Raffaele (Milano); Manchester Metropolitan
University; Università di Milano; Università di Padova; Università di
Trieste; University of North Dakota.
ALCUNI DATI
NEUROFISIOLOGICI
·
Non
sono stati riscontrati segni di alterazioni patologiche permanenti negli
EEG eseguiti sugli skyrunners in alta quota.
·
L'attività elettrocorticale registrata dopo 32-38 ore di intensa
esposizione ipobarica-ipossica (acclimatazione acuta) ad un'altitudine
di 3680m, comparata al livello del mare, ha mostrato un significativo
abbassamento temporaneo delle frequenze alte delle attività
elettrocorticali.
·
Un
aumento significativo delle frequenze alte dell'attività EEG è stata
registrata dopo 145/153 ore di cronica esposizione ipobarica-ipossica
(acclimatazione cronica) a circa 4000m, rispetto al livello del mare.
·
L'analisi spettrale dell'EEG dopo la maratona a 4300m, dopo 145-153 ore
di acclimatazione cronica intorno a 4300m, paragonata ai dati registrati
prima della gara, ha mostrato un significativo aumento temporaneo della
eccitabilità neuronale, probabilmente dovuta agli effetti della corsa,
come era stato osservato al livello del mare.
ASSERZIONI
VARIE
·
Non
sono stati registrati casi acuti di male di montagna (AMS)
·
Prima
dell'avvento dello skyrunning si credeva che l'allenamento a tali
altitudini fosse impossibile
·
30.000
metri al mese di dislivello in salita costituiscono l'allenamento dei
migliori skyrunners (circa quattro volte l'altezza dell'Everest)
·
Teoricamente è possibile correre fino a 7000m
·
I
migliori skyrunners sono oggetto di studio unico nel suo genere e
probabilmente sono in assoluto gli atleti più studiati
Sport solitario?
Le prestazioni riferite agli sport di
resistenza riguardano sempre il singolo atleta, in effetti lo skyrunning
è uno sport individuale. Le ricerche non riguardano la dimensione
gruppale riferita alla squadra, se non per gli sport definiti “di
squadra”. Ma da un’osservazione sul campo emerge come sia una variabile
importante, in quanto:
·
senso di appartenenza
·
confronto fra atleti (scambio di
consigli-condivisione dell’esperienza)
·
bilanciamento della
sconfitta/prestazione scarsa.
Inoltre, rispetto al tifo, emergono due
caratteristiche:
·
sostegno da parte di familiari e amici
·
tifo solo a favore. |